Ricordare la banalità del male nel giorno della memoria

“È anzi mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il bene ha profondità, e può essere radicale.”
Hannah Arendt (1905-1975)

In occasione della Giornata della Memoria 2015, settant’anni dopo l’apertura dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz il 27 gennaio 1945, ci vogliamo fermare per ricordare, ascoltare e vedere ciò che è stato l’orrore della Shoah, l’annientamento sistematizzato di un popolo ma anche di chiunque – avversario o minoranza – si oppose alla mortifera ideologia e tirannia nazifascista.

Anche noi vogliamo combattere con forza e con gli strumenti che ci appartengono di più – la riflessione, lo studio, l’ascolto, la creatività e il confronto democratico – ogni tentativo di far prevalere, anche oggi come allora, logiche di violenza, razzismo ed esclusione nella nostra società.

Come tutti, in noi stessi e sui nostri luoghi di lavoro e aggregazione, ogni giorno conosciamo la facile tentazione della semplificazione del ragionamento, della divisione in bianchi e neri, dell’edificazione tranquillizzante del nemico, del pericolo visto nell’altro da noi o in ciò che non comprendiamo.

Vogliamo pertanto suggerire a chi ci segue alcuni percorsi e risorse on line per approfondire il tema dell’olocausto e ricordare la banalità del male nel giorno della memoria:

  • Lo spettacolo teatrale Ausmerzen, in cui l’attore Marco Paolini ricostruisce il modello nascosto dell’eliminazione dei deboli che ha portato alla soluzione finale.

Raffaella Campodonico

Educatrice laureata in Scienze Pedagogiche e dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Genova. Ha lavorato in progetti per bambini, adolescenti, tossicodipendenti, persone disabili, e per servizi pubblici orientati verso fasce deboli. Oggi si occupa di progetti educativi per minori in situazione di disagio sociale e sostegno allo studio rivolto soprattutto ad alunni della Scuola Primaria, anche con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). È co-fondatrice dell’Associazione Culturale La Contrada.