Cosa vuol dire essere un insegnante oggi? Incontro con Paolo Ragusa

Gli spunti di riflessione nati dall’incontro di mercoledì 28 gennaio con il formatore Paolo Ragusa in occasione del ciclo di conferenze del progetto L’arte di crescere, sono stati numerosi e hanno toccato diversi aspetti dell’ambito pedagogico.

La Sala Marco Livellara di Chiavari ha accolto molti partecipanti, segno che la formazione continua a rappresentare (fortunatamente!) un bisogno fondamentale per insegnanti, educatori e genitori.

Incontro con Paolo Ragusa - Insegnare usando i conflitti

Insegnare usando i conflitti

Il titolo dell’incontro ha voluto innanzitutto centrare l’attenzione sull’importanza del conflitto come dinamica necessaria alla crescita. Una sorta di bussola che ci permette di capire in quale direzione sta andando la nostra relazione con l’altro da noi, qualunque sia il ruolo che rivestiamo all’interno della dinamica interpersonale.

Incontro con Paolo Ragusa - Insegnare usando i conflitti

Accompagnato dal professor Angelo Nobile, docente di discipline pedagogiche dell’Università degli Studi di Parma che ha condotto magistralmente la serata, Ragusa ha delineato le caratteristiche della consulenza maieutica, come colloquio di contatto con gli altri e che assume una forte posizione di servizio (io sono qui per te). Uno strumento che diventa necessario nell’ambito della formazione degli insegnanti perchè permette di individuare le risorse a loro disposizione e farle emergere rispetto al problema da affrontare.

Quello della formazione del corpo docente è un tema che presenta molte criticità, in quanto ancora oggi ne viene sottovalutata l’importanza in riferimento alla professione di insegnante. Paolo Ragusa ha parlato di supporto esterno che affianca tale figura  come manutenzione: una buona manutenzione dell’insegnante è quella che gli permette di non rottamarsi, di non buttarsi via e di ritornare sempre ad essere una risorsa.

Ma cosa vuol dire essere un insegnante oggi?

Sono stati tre i punti illustrati dal relatore:

  • essere esperto di apprendimento
  • saper gestire un gruppo
  • saper lavorare con gli altri

Un percorso articolato quindi, che non deve passare solamente attraverso la preparazione didattica della materia di insegnamento. Un buon docente deve creare le condizioni perché lo studente impari predisponendo l’apprendimento in modo diversificato e il gruppo deve essere organizzato perché funzioni rispetto ad esso.

Aspetto determinante per il funzionamento del gruppo classe è anche quello della coesione tra colleghi. Oggi l’eccellenza nella scuola italiana viene giocata troppo spesso in modo autonomo: ci sono insegnanti di  valore, ma che lavorano da soli. Il bisogno invece è quello di costruire insieme, riferirsi l’uno all’altro senza contendersi il consenso degli alunni.

Incontro con Paolo Ragusa - Insegnare usando i conflitti 04

Il patto tra famiglia e insegnanti

Paolo Ragusa ha proseguito l’incontro toccando la questione del patto tra famiglia e insegnanti e sulla necessità che esso si sviluppi su un senso comune dell’educare. Il patto va costruito sulla responsabilità reciproca, dando delle regole che vengano rispettate da entrambe le parti e periodicamente deve essere compiuto insieme un resoconto su quanto sia stia facendo all’interno del progetto educativo. Gli incontri a scuola tra genitori e insegnanti devono risultare necessari, cioè centrati allo scambio e a un accordo comune.

Il conflitto

Il tema del conflitto ha suscitato un interesse partecipato all’interno dell’incontro; un conflitto lontano dall’accezione negativa che gli viene di norma attribuito per essere considerato, invece, come un modo necessario per entrare il relazione con gli altri e per permettere che ci sia una crescita nel rapporto.

Sono stati ripercorsi i punti del Manifesto del buon conflitto creato in occasione dei 25 anni della nascita del CPP (Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti) di Piacenza diretto da Daniele Novara. Nove consigli da seguire, non solo nell’ambito educativo, ma in ogni professione e nella vita quotidiana di ciascuno di noi. Non confondere il conflitto con la violenza, imparare a so-stare nel conflitto, imparare a comunicare e ascoltare e aiutare i bambini a litigare bene, sono solo alcuni dei punti approfonditi che permettono di trasformare il conflitto in un’occasione straordinaria di apprendimento evolutivo, organizzativo ed educativo.

Incontro con Paolo Ragusa - Insegnare usando i conflitti

Il desiderio, insieme alle colleghe dello Studio di Consulenza Pedagogica di Chiavari e del Centro Bimbi Davvero Veramente di Lavagna con le quali è stato ideato il progetto L’arte di crescere, è quello di ringraziare Paolo Ragusa e Angelo Nobile per le preziose riflessioni lasciate durante la serata, e anche tutti i partecipanti che con la loro presenza hanno dato valore all’intenzione fondante del progetto: offrire formazione, uno spazio di accoglienza e condivisione di competenze ed esperienze.

 

 

 

 

Raffaella Campodonico

Educatrice laureata in Scienze Pedagogiche e dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Genova. Ha lavorato in progetti per bambini, adolescenti, tossicodipendenti, persone disabili, e per servizi pubblici orientati verso fasce deboli. Oggi si occupa di progetti educativi per minori in situazione di disagio sociale e sostegno allo studio rivolto soprattutto ad alunni della Scuola Primaria, anche con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). È co-fondatrice dell’Associazione Culturale La Contrada.