“Tutto si muove da dentro” – Presentazione del primo libro di Fulvio Di Sigismondo

Nel pomeriggio di ieri venerdì 5 maggio 2017, nel contesto del Festival della Parola di Chiavari, ho avuto il piacere di presentare Tutto si muove da dentro – un nuovo incontro tra generazioni, il primo libro di Fulvio Di Sigismondo, un caro amico e collega educatore professionale, recentemente pubblicato dalla casa editrice Oltre Edizioni. Accanto a me, oltre all’autore, era presente la psicologa e psicoterapeuta Nicoletta Cinotti, che ha curato la prefazione del libro.

Ho letto Tutto si muove da dentro con molto interesse, innanzitutto perché sono un’educatrice che dedica gran parte del proprio lavoro al mondo dell’infanzia, e negli anni ho preso coscienza di quanto si sentisse parlare molto di bambini, quanto fosse facile fruire di bibliografie ricche sull’argomento, e quanto, invece, il mondo dell’adolescenza fosse in qualche modo penalizzato. Ma, a essere sincera, soprattutto ho osservato quanto fosse ormai scontato sentir parlare di giovani quasi sempre in termini di emergenza sociale.

Leggere il libro di Fulvio non significa trovarsi davanti a un manuale di istruzioni d’uso, per fortuna. Credo si debba solitamente diffidare da chi pretende di fornire ricette quando si parla di persone e della loro cura, intesa non come processo di guarigione da una malattia, ma come “occuparsi dell’Altro”.

Tutto si muove da dentro è una lente che aiuta a mettere a fuoco ciò che vive l’attuale generazione dei giovani dando a loro la parola: qui sono i ragazzi i protagonisti. E per una volta l’adulto si fa da parte, o meglio, si fa ascoltatore attento.

Fulvio chiede ai giovani cosa pensano, come si sentono, cosa si aspettano dagli adulti e ci permette di riflettere, di sostare nella domanda, aiutandoci a non cadere in quel terreno così facile e appetibile che incontriamo quando si parla di giovani, cioè quello del pregiudizio e della generalizzazione.

Credo che Tutto si muove da dentro non sia un libro rivolto solo alle figure professionali del campo educativo e sociale o ai genitori di figli adolescenti, ma è una lettura rivolta a tutti, in quanto penso che ognuno di noi, in qualche modo, dovrebbe sentirsi chiamato a porre l’attenzione al mondo degli adolescenti, adulti di un futuro non così lontano; soprattutto non possiamo fare finta di non avere nessuna responsabilità nei loro confronti, nei segni che lasciamo, anche se non siamo educatori, insegnanti o genitori.

Una parte importante del libro è la prefazione, anch’essa ricca di interessanti spunti di riflessione. Nicoletta affronta il tema della nostra epoca come un tempo incerto, con il rischio che l’incertezza diventi autorizzazione all’abbandono e alla trascuratezza. “L’educatore, però, ha la funzione di organizzare la speranza, di farla crescere e coltivarla. Il rischio, infatti, è proprio che l’incertezza faccia perdere la speranza e alimenti la fuga nei modi in cui si realizza oggi la partenza.”

Mi colpisce molto l’immagine dell’educatore come organizzatore della speranza e la sua attività come una possibilità di coltivare la fiducia di tutti. Credo che speranza e fiducia siano le cifre che danno valore al lavoro educativo, ma non solo per chi fa l’educatore come mestiere, penso per esempio semplicemente ai genitori.

Nicoletta ci ricorda l’importanza di trasformare l’incertezza in una nuova alleanza: tornare a fare i genitori e non i coetanei, tornare a invecchiare e riflettere e soprattutto rimanere genitori dei figli adolescenti. “Facciamo fatica perché non sappiamo aspettare, forse non sappiamo noi stessi la direzione in cui vorremmo andare”.

Nelle pagine di Tutto si muove da dentro si sente tutta l’esperienza professionale di Fulvio, la sua capacità di porsi in ascolto delle giovani generazioni, con i loro progetti, speranze e paure che li accompagnano in questo tempo in bilico tra grandi innovazioni e momenti di profonda crisi.

Dieci giovani danno voce a tutto questo attraverso dialoghi che hanno condiviso con l’autore e che lui riporta in una parte del libro a loro dedicata. Si percepisce nelle loro parole molta incertezza nei riguardi del futuro, la difficoltà a portare avanti progetti nel nostro Paese, ma anche tanta energia, voglia di riuscire. Tanti sogni.

Il mondo adulto non può e non deve sentirsi impotente, come scrive Fulvio “si tratta di concedere fiducia, di aprirsi al confronto e alla novità, di lasciare concretamente spazio, magari di conquistare congiuntamente tempi e luoghi, di dare spinta e priorità alle idee, alle iniziative e perché no, alle provocazioni provenienti dalla cultura giovanile”.

Raffaella Campodonico
Centro Studi La Contrada

Raffaella Campodonico

Educatrice laureata in Scienze Pedagogiche e dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Genova. Ha lavorato in progetti per bambini, adolescenti, tossicodipendenti, persone disabili, e per servizi pubblici orientati verso fasce deboli. Oggi si occupa di sostegno allo studio rivolto soprattutto ad alunni della Scuola Primaria, in particolare con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). È cofondatrice dell'Associazione Culturale La Contrada.